cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara


mercoledì, 25 febbraio 2004

 

Noi non possiamo distruggere una cosa se non siamo disposti a distruggere noi stessi nel momento che distruggiamo quella cosa. Questo, secondo me, è il concetto di coinvolgimento nell'atto distruttivo.

Nella distruzione affiora il linguaggio della gratuità, dello smembramento, il linguaggio del mito, cioè il linguaggio di Dioniso. Dioniso è il dio dell'estraneità, il dio che arriva nella notte come un ladro, che penetra dentro di noi. Dioniso è il dio delle donne, non il dio degli uomini, ecco perché a volte il concetto di distruzione è più comprensibile dalle donne che dagli uomini, i quali sono molto più paurosi delle donne.
Perché il concetto di distruzione si lega a Dioniso, il dio che penetrava nella notte come un ladro, il dio che non aveva luoghi di culto ma era lo straniero dovunque e dovunque entrava nel culto degli altri dèi? Perché il culto di Dioniso si basava essenzialmente sulla distruzione, anzi sullo sbranamento (sparagmós) del nemico. La preda veniva smembrata, spezzata, sfasciata, ed è questo il concetto effettivo di distruzione, in cui si vede il coinvolgimento dionisiaco nell'atto primordiale del distruggere radicalmente, nella radice più profonda, il nemico.

(Alfredo Maria Bonanno)

 



postato da alderano 22:31 commenti (16) 
 


giovedì, 19 febbraio 2004

 

"Sto come un grillo nell'uragano". Così rispose Vincenzo Cardarelli a chi gli aveva domandato come stava. Altro che Ungaretti, dice il Carlo Monni, uno dei più begli attori di terra toscana. La sua persona è la maschera del mondo rurale della tradizione, è l'analogon attoriale dei canti di Caterina Bueno. Lo si ricorda, il Monni, per la particina di Vitellozzo in Non ci resta che piangere, ma insuperabile è la sua partecipazione all'immenso film Berlinguer ti voglio bene, dove impersonava l'amante della madre di Benigni (il miglior Benigni in assoluto, dopo - non si è più raggiunto). E sublimi sono certi momenti in cui recita, mantenendo intatto il suo spirito popolare, versi della poesia più alta, a cominciare da Dante - il quale, peraltro, appartiene da secoli in primo luogo proprio al popolo, e ai suoi poeti improvvisatori.

"Sto come un grillo nell'uragano" ha detto il Monni ieri sera sul palco. Attraversato dalla passione della poesia, del vino, delle donne. Le mie stesse passioni. Finchè, in coda al suo spettacolo, mi ha onorato di avermi chiamato a cantare al suo fianco un canto tradizionale toscano, 'L'amore è come l'ellera'. Non potevo che festeggiare con molto vino, e con molto rum.

 


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martedì, 17 febbraio 2004

 

Che fare come portavoce? Nulla di meglio che dar la vita per perduta. Questo è il difficile.

(Chuang-Tzu, II, III, 24)


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venerdì, 13 febbraio 2004

 

(Da www.carmillaonline.com. Lì è possibile firmare l'appello).

I servizi speciali francesi hanno arrestato lo scrittore Cesare Battisti, rifugiato in Francia ormai da quattordici anni. Su di lui pende una domanda di estradizione presentata dal governo italiano, sulla base di una condanna pronunciata in contumacia oltre un ventennio fa.
E’ bene ricordare che a Cesare Battisti fu concesso asilo politico solo dopo che un magistrato francese ebbe vagliato le “prove a suo carico”, e le ebbe giudicate contraddittorie e “degne di una giustizia militare”. A Battisti erano stati addossati tutti gli omicidi commessi da un’organizzazione clandestina a cui era appartenuto negli anni ’70, anche quando circostanze di fatto e temporali escludevano una sua partecipazione.
Dal momento della sua fuga dall’Italia, prima in Messico e poi in Francia, Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria, centrata sul ripensamento dell’esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata. La sua opera è nel suo assieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni ’70, quale nessuna forza politica che ha governato l’Italia da quel tempo a oggi ha osato tentare.
La vita di Cesare Battisti in Francia è stata modesta, piena di difficoltà e di sacrifici, retta da una eccezionale forza intellettuale. E’ riuscito ad attirarsi la stima del mondo della cultura e l’amore di una schiera enorme di lettori. Ha vissuto povero ed è povero tuttora. Nulla lo lega a “terrorismi” di sorta, se non la capacità di meditare su un passato che per lui si è chiuso tanti anni fa. Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità, ma pure a tutti coloro che, nella storia anche non recente, hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto.
Certo, c’è chi ha interesse a che una voce come quella di Cesare Battisti venga tacitata per sempre. Chi, per esempio, contribuì alle tragedie degli anni ’70 militando nelle file neofasciste o in quelle di organizzazioni – clandestine quanto i Proletari armati per il comunismo - chiamate Gladio o Loggia P2, e sospettate di un numero impressionante di crimini. Chi fa oggi della xenofobia la propria bandiera. In una parola, una gran parte del governo italiano attuale.
Noi invece vorremmo che di scrittori capaci di affrontare di petto il passato come Cesare Battisti ce ne fossero tanti, e che i cittadini francesi capissero chi rischiano di perdere, per la vigliaccheria dei loro governanti: un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista nel rimettere in gioco fino in fondo se stesso e la storia che ha vissuto. In una parola, un intellettuale vero. Non era tradizione della Francia privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione. Ci auguriamo che la Francia non sia cambiata tanto da tacere di fronte a un simile delitto.
Sì, delitto. Avete letto bene.









postato da alderano 02:28 commenti (9) 
 


lunedì, 02 febbraio 2004

 

Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall'altro non li conoschi per vili.

(Giacomo Leopardi)

 

Nessuno ti conosce meglio di colui che si lascia ingannare da te.

(William Blake)

 


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