Sollecitato da Meister AnaB, mi arrischio nella riflessione da lui attesa ed esatta sull'assassinio di un cieco paraplegico. (Non sono le sue menomazioni fisiche a farne un martire, evidentemente...). Mi trovo in difficoltà, perchè il fatto mi pare di una tale scandalosa evidenza che qualsiasi cosa io dica mi suona come tautologia. Di fronte a fatti come questo, trovo sempre più insopportabile le reprimende che da ogni parte vengono fatte ai 'violenti' (cioè, a 'noi', per quanto grandi possano essere le differenze tra di noi) - buon ultimo, il nuovo efficiente questurino piero fassino (mi vergogno perfino a scriverne le iniziali maiuscole, mi dà come un senso di sporcizia...). La loro violenza - ci danno ad intendere - è in realtà non-violenta, in quanto diretta allo scopo 'nobile' di un mondo pacificato: la non-violenza è anzi l'essenza di tale violenza, con un singolare rovesciamento di soggetto e predicato. Di fronte a questa violenza (non in ultimo, verbale), dovremmo forse rivendicare la violenza in quanto tale, e - insieme - il valore della non-violenza: togliere ai gesti il velo dell'ideologia, e rivendicarli come puri gesti. La non-violenza non è pacifismo, rimozione del conflitto: piuttosto, è gestione del conflitto, ciò che può implicare doverlo far emergere laddove esso venga occultato. E questo mi sembra il caso presente (eternamente presente). Il nazareno, com'è noto, un giorno s'incazzò ed entrò nel tempio a distruggere le proprietà private dei mercanti. Quella era violenza divina, sacro furore - lo stesso che animò Fra' Dolcino, Thomas Muntzer... Io reclamo quel fuoco.
postato da alderano
15:39 commenti (33)
Questa volta uso il blog per 'propagandare' uno spettacolo. Se mai capitasse da queste parti un organizzatore di eventi...
UNA VITA
Racconto di un'esistenza attraverso i canti popolari
con
Carlo Monni - poesie
Maria Torrigiani – voce e chitarra
Marco Rovelli – voce e chitarra
Davide Giromini – fisarmonica
***
Lo spettacolo si snoda attraverso i momenti, le tappe di una vita.
Dalla nascita alla morte,
passando per i giochi, l'amore, le feste, il lavoro, la lotta.
Ogni momento prende forma attraverso le immagini di una serie di canti popolari
della tradizione italiana, affiancati, come fossero note a margine,
dalla lettura di poesie.
A dar voce (ma anche il suono della chitarra) a questi canti saranno Marco Rovelli (cantante de Les Anarchistes, gruppo che ripropone canti tradizionali arrangiati in chiave contemporanea) e Maria Torrigiani (già cantante del noto Nuovo Canzoniere Internazionale). Insieme a loro, il fisarmonicista Davide Giromini.
A dar voce alle poesie, invece, Carlo Monni, uno dei più grandi attori della terra toscana, colui che incarna pienamente lo spirito popolare toscano: ‘il diamante grezzo della comicità toscana’, il ‘poeta contadino’.
postato da alderano
21:02 commenti (5)
Quando lo Spettacolo proclama che la donna è il futuro dell’uomo, naturalmente è della Jeune-Fille che vuol parlare, e il futuro che predice ricorda solo la peggiore schiavitù cibernetica.
La Jeune-Fille è la figura del consumatore totale e sovrano; e come tale ella si comporta in tutti i campi dell'esistenza.
Investendo i giovani e le donne di un assurdo plusvalore simbolico, facendo di loro i portatori esclusivi dei due nuovi saperi esoterici propri della nuova organizzazione sociale - quello del consumo e quello della seduzione -, lo Spettacolo ha dunque, sì, affrancato gli schiavi del passato, ma li ha affrancati IN QUANTO SCHIAVI.
La Jeune-Fille è una menzogna che culmina nel viso.
Chiacchiera, curiosità, equivoco - si dice - la Jeune-Fille incarna la pienezza dell'esistenza impropria, di cui Heidegger ha individuato le categorie.
Nella Jeune-Fille ciò che è più dolce è anche il più penoso, ciò che è più 'naturale' il più finto, ciò che è più 'umano' il più macchinico.
In ultima analisi l'ideale della Jeune-Fille è domestico.
La Jeune-Fille non impara mai niente. Non è mica qui per questo.
La Jeune-Fille assomiglia alla sua foto.
Non c'è niente nella vita della Jeune-Fille, fin nelle zone più profonde della sua intimità, che sfugga alla riflessività alienata, alla codificazione e allo sguardo dello Spettacolo. Questa intimità disseminata di merci è interamente abbandonata alla pubblicità, interamente socializzata, ma socializzata in quanto intimità, cioè è interamente assoggettata a una comunità artificiale che non le permette di esprimersi. Nella Jeune-Fille quel che è più segreto è anche più pubblico.
La Jeune-Fille è il rapporto sociale elementare, la forma centrale del desiderio del desiderio, nello Spettacolo.
La Jeune-Fille è la merce che esige a ogni istante di essere consumata, perchè a ogni istante scade.
Quel che caratterizza l'epoca imperiale, quella dello Spettacolo e del Biopotere, è che il suo stesso corpo assume anche per la Jeune-Fille la forma di una merce che le appartiene. "D'altronde, è solo in quel momento che si generalizza la forma-merce degli esseri umani" (K. Marx).
La Jeune-Fille è l'individualità biopolitica elementare.
(Da Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille).
postato da alderano
21:52 commenti (10)