cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara


giovedì, 25 marzo 2004

 

Sollecitato da Meister AnaB, mi arrischio nella riflessione da lui attesa ed esatta sull'assassinio di un cieco paraplegico. (Non sono le sue menomazioni fisiche a farne un martire, evidentemente...). Mi trovo in difficoltà, perchè il fatto mi pare di una tale scandalosa evidenza che qualsiasi cosa io dica mi suona come tautologia. Di fronte a fatti come questo, trovo sempre più insopportabile le reprimende che da ogni parte vengono fatte ai 'violenti' (cioè, a 'noi', per quanto grandi possano essere le differenze tra di noi) - buon ultimo, il nuovo efficiente questurino piero fassino (mi vergogno perfino a scriverne le iniziali maiuscole, mi dà come un senso di sporcizia...). La loro violenza - ci danno ad intendere - è in realtà non-violenta, in quanto diretta allo scopo 'nobile' di un mondo pacificato: la non-violenza è anzi l'essenza di tale violenza, con un singolare rovesciamento di soggetto e predicato. Di fronte a questa violenza (non in ultimo, verbale), dovremmo forse rivendicare la violenza in quanto tale, e - insieme - il valore della non-violenza: togliere ai gesti il velo dell'ideologia, e rivendicarli come puri gesti. La non-violenza non è pacifismo, rimozione del conflitto: piuttosto, è gestione del conflitto, ciò che può implicare doverlo far emergere laddove esso venga occultato. E questo mi sembra il caso presente (eternamente presente). Il nazareno, com'è noto, un giorno s'incazzò ed entrò nel tempio a distruggere le proprietà private dei mercanti. Quella era violenza divina, sacro furore - lo stesso che animò Fra' Dolcino, Thomas Muntzer... Io reclamo quel fuoco.


postato da alderano 15:39 commenti (33) 
 


giovedì, 18 marzo 2004

 

Ieri un compagno di diciott'anni - che avevo in classe durante l'ultima supplenza al liceo classico - è uscito dalla classe quando gli è stato imposto un minuto di silenzio per i morti di Madrid. Nessuno, nel suo gruppo, ha compreso il suo gesto. Nemmeno le sue compagne comuniste. In fondo sono morti, esseri umani morti, operai morti. No. Il suo è stato un gesto di resistenza, il gesto di chi si sottrae a un'identità imposta. Al loro silenzio di morte non ci si può che sottrarre.
postato da alderano 04:55 commenti (17) 
 


mercoledì, 17 marzo 2004

 

Il mio sogno, del tutto personale, non è propriamente quello di costruire delle bombe, poiché non mi piace uccidere la gente. Vorrei piuttosto scrivere dei libri che fossero come bombe, vale a dire dei libri che venissero utilizzati nel momento esatto in cui vengono scritti o vengono letti da qualcuno. Dopodiché, dovrebbero scomparire.

(Michel Foucault)

 


postato da alderano 17:21 commenti (2) 
 


venerdì, 12 marzo 2004

 

Questa volta uso il blog per 'propagandare' uno spettacolo. Se mai capitasse da queste parti un organizzatore di eventi...

UNA VITA

Racconto di un'esistenza attraverso i canti popolari

con

Carlo Monni - poesie

Maria Torrigiani – voce e chitarra

Marco Rovelli – voce e chitarra

Davide Giromini – fisarmonica

***

Lo spettacolo si snoda attraverso i momenti, le tappe di una vita.

Dalla nascita alla morte,

passando per i giochi, l'amore, le feste, il lavoro, la lotta.

Ogni momento prende forma attraverso le immagini di una serie di canti popolari

della tradizione italiana, affiancati, come fossero note a margine,

dalla lettura di poesie.

A dar voce (ma anche il suono della chitarra) a questi canti saranno Marco Rovelli (cantante de Les Anarchistes, gruppo che ripropone canti tradizionali arrangiati in chiave contemporanea) e Maria Torrigiani (già cantante del noto Nuovo Canzoniere Internazionale). Insieme a loro, il fisarmonicista Davide Giromini.

A dar voce alle poesie, invece, Carlo Monni, uno dei più grandi attori della terra toscana, colui che incarna pienamente lo spirito popolare toscano: ‘il diamante grezzo della comicità toscana’, il ‘poeta contadino’.


postato da alderano 21:02 commenti (5) 
 


lunedì, 08 marzo 2004

 

Quando lo Spettacolo proclama che la donna è il futuro dell’uomo, naturalmente è della Jeune-Fille che vuol parlare, e il futuro che predice ricorda solo la peggiore schiavitù cibernetica.

La Jeune-Fille è la figura del consumatore totale e sovrano; e come tale ella si comporta in tutti i campi dell'esistenza.

Investendo i giovani e le donne di un assurdo plusvalore simbolico, facendo di loro i portatori esclusivi dei due nuovi saperi esoterici propri della nuova organizzazione sociale - quello del consumo e quello della seduzione -, lo Spettacolo ha dunque, sì, affrancato gli schiavi del passato, ma li ha affrancati IN QUANTO SCHIAVI.

La Jeune-Fille è una menzogna che culmina nel viso.

Chiacchiera, curiosità, equivoco - si dice - la Jeune-Fille incarna la pienezza dell'esistenza impropria, di cui Heidegger ha individuato le categorie.

Nella Jeune-Fille ciò che è più dolce è anche il più penoso, ciò che è più 'naturale' il più finto, ciò che è più 'umano' il più macchinico.

In ultima analisi l'ideale della Jeune-Fille è domestico.

La Jeune-Fille non impara mai niente. Non è mica qui per questo.

La Jeune-Fille assomiglia alla sua foto.

Non c'è niente nella vita della Jeune-Fille, fin nelle zone più profonde della sua intimità, che sfugga alla riflessività alienata, alla codificazione e allo sguardo dello Spettacolo. Questa intimità disseminata di merci è interamente abbandonata alla pubblicità, interamente socializzata, ma socializzata in quanto intimità, cioè è interamente assoggettata a una comunità artificiale che non le permette di esprimersi. Nella Jeune-Fille quel che è più segreto è anche più pubblico.

La Jeune-Fille è il rapporto sociale elementare, la forma centrale del desiderio del desiderio, nello Spettacolo.

La Jeune-Fille è la merce che esige a ogni istante di essere consumata, perchè a ogni istante scade.

Quel che caratterizza l'epoca imperiale, quella dello Spettacolo e del Biopotere, è che il suo stesso corpo assume anche per la Jeune-Fille la forma di una merce che le appartiene. "D'altronde, è solo in quel momento che si generalizza la forma-merce degli esseri umani" (K. Marx).

La Jeune-Fille è l'individualità biopolitica elementare.

(Da Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille).


postato da alderano 21:52 commenti (10) 
 


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