cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara


giovedì, 30 dicembre 2004

 

Ballata di Portopalo (e di Aceh).

 

Sul bordo estremo dei secoli

orlo di terra solare

invisibile un vento straccione

su rive, su folle, sopra ogni ragione.

 

Offrono il corpo a flutti e tempeste

su legni precari, pronti all’addio

camminano su acque salate.

Ma non è imitazione di dio.

 

Che sprofondino sui loro legni

Che si ammassino giù nel fondo

Negli abissi del mare nostro

Nelle viscere del nostro mondo.

 


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domenica, 26 dicembre 2004

 

Premetto che non seguo un granchè la narrativa italiana contemporanea. Avendo sempre giudicato troppo poco il tempo che mi rimane, ho preferito avventurarmi in altre letture. Tali letture mi hanno formato, e messo in forma le mie scritture. La forma ultima di tali scritture ha preso il nome di Cirque de la solitude - una storia, un 'romanzo breve', o quel che è. Adesso, poichè il compimento di una storia escritta è la pubblicazione, ho cominciato a cercare di capire a chi potrei inviarla. In queste peregrinazioni, sono capitato sul blog I Miserabili, in cui Giuseppe Genna, recensendo un libro di un amico, scriveva: Nella narrativa italiana, oggi, la scrittura deve essere data per scontata. Dopodichè seguiva citazione del libro recensito, una massa di appunti frammentari, frenetici, quasi buttati lì per caso. Insomma, pare che lo stile sia morto. Il tuo stile, il tuo stile, il tuo culo... Mi sono trovato d'un tratto scaraventato in un mondo ostile. Dove sarà il luogo per la frase densa, evocativa, per la pagina dove, al limite, il confine con la poesia tende allo zero? Per una narrazione dove l'intreccio tende a scomparire nello stile stesso, e nella disseminazione di eventi che lo stile va a tracciare? Per il caos senza capo nè coda, acefalo, semplice brano di una pelle infinita? Vorrei capire. Qualcuno mi rischiari.


postato da alderano 00:28 commenti (53) 
 


sabato, 25 dicembre 2004

 

'La psiche è estesa, non ne sa niente'. Scrive Nancy che questa è forse l'espressione più importante di Freud. La psiche è corpo, ed è proprio questo che le sfugge. Il corpo - il limite toccato, sfregato dal pensiero - è, sempre, corpo di psiche. Corpo esposto, tutto già sempre fuori. Nessun significante, nè significato, ma esposizione dell'esistenza. Il corpo, scrive Nancy, è l'archi-tettonica del senso. Non lo de-scrive, nè tantomeno lo pre-scrive. E' proprio il corpo che Nancy, qui, magnificamente scrive. E, scrivendolo, lo escrive.

 


postato da alderano 23:20 commenti  
 


venerdì, 24 dicembre 2004

 

Una domanda nei pressi del bancone.

Cocktail numero uno, grazie. Un istante, la prego, mi ascolti un istante. Lo so che non c’è tempo. Ma la cometa sta per passare e vorrei acchiapparla per la coda. Aspetterò qui, in silenzio. Come se non avessi cartilagine tra i pensieri. Come se fossi una grande bolla dove tutti i pensieri sono mescolati. Fanno scintille, ma il bello è che la bolla – mi perdoni il gioco di parole, ma sono le parole che mi vogliono giocare – la bolla, dicevo, non esplode. Mi ascolti, signorina, non mi basta un cocktail per acchiappare la coda. E non mi basterà la notte. Lo so. Ma quello è il mio posto, conficcato in cielo, dritto come un obelisco appuntito, con le gambe lasciate a penzolare nel mondo sublunare. Faccia anche lei di vertigine dimora, signorina, mi dia ascolto, io la aspetto quando smonta. Non se ne vada, signorina, non sorrida così. Un altro cocktail, signorina, per favore. Un altro cocktail.

 

Niente da bruciare.

I sacramenti in panne.

Troppe lingue da seccare al sole.

 


postato da alderano 23:04 commenti (2) 
 


giovedì, 23 dicembre 2004

 

Improvvisazione al buio n.2 di Mauro.

 

I.

 

Scalpita. S’inoltra nel sentiero.

Battono le rose sulla faccia.

Sono terra.

 

Ticchettio nel sottosuolo.

Lieve. Scava.

Si frantuma.

 

 

II.

 

Ognuno prende il suo posto a caso.

 

Due amanti scivolano in acqua

fino alle bocche

del fuoco.

 

E poi niente.

 


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venerdì, 17 dicembre 2004

 

(In treno, dopo qualche tempo - di ritorno da un canto comune dove il popolo, noi popolo, si canta, e vive, e ride - in uno scompartimento tra lingue da fotoromanzo, bocche riverse, lussi rimpianti, madri e famiglie, tendini infiammati, corpi di dolore, vacanze venture, m'abbronzo e cammino, borse e monili...).

La normalità. Me ne ero dimenticato. Ho passato, e passo, troppo tempo da solo, o con gente anormale. La normalità, che cosa abominevole. Il popolo alfin vinceràIl popolo ha tutti i diritti. Ma quali diritti? E quale popolo? Inutile perfino richiamare il Marx della classe in sé e della classe per sé. Qui c'è solo un magma ossificato di spettri che vagano nel vuoto che li divide - che poi è il vuoto 'tra sé e sé'. Il popolo è la sua idea? O piuttosto: il popolo, e la sua idea? E' possibile colmare lo scarto? - poichè quello scarto è soprattutto lo scarto che si dà in me che vi pongo lo sguardo - è lo scarto tra l'idea del popolo (la mia, la sua? - l'idea di popolo sovrano) e la moltitudine confusa delle banalità, delle chiacchiere, moltitudine spettacolare in quanto non fa che contemplarsi riflessa nella propria inconsistenza, e fa di quella forma vuota un feticcio da adorare.

Il popolo si vuole - e si vuole in quanto schiavo.

Incolmabile, lo scarto tra banalità e sovranità: e chi vi fissa lo sguardo è condannato a dimorarvi, a prendere la sua incommensurabilità come non luogo a procedere per la propria pratica. Il che si può dire anche: non ci sono guide, oggi, nessuna strada segnata, ma vie da aprire nel rischio, con tecniche e stili diversi, incompatibili tra loro. Sapendo che la vetta è lontana, ed è possibile, perfino, che non vi sia.

Nel frattempo, frantumare specchi e vetrine.

 


postato da alderano 01:20 commenti (27) 
 


lunedì, 13 dicembre 2004

 

(Parigi, o cara. Già la rimpiango. Ma se le cose vanno per il verso giusto, a marzo saremo di nuovo là. Per altri concerti, e per un video da girare).

Dopo Parigi, Milano. 35 anni da Piazza Fontana. Mercoledì 15 dicembre, al Leoncavallo di Milano, il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ha organizzato una serata ‘per non dimenticare e per desiderare il futuro’. Prima, alle 20,30, la presentazione del libro ‘Pinelli, una finestra sulla strage’ di Camilla Cederna. A seguire, performance di Dario Fo, Franca Rame e la Compagnia degli Stracci. Alle 23, concerto de Les Anarchistes.

Se passate da Nazione Indiana, vedrete la segnalazione della serata, insieme a un estratto dal libretto del cd a venire. Se invece passate da Razgul, ne vedrete una rammemorazione cui non ho nulla da aggiungere. Se non la speranza che il presidente faccia in fretta a dare la grazia al mio amico e compagno Ovidio Bompressi, che subisce le conseguenze di una gigantesca macchinazione. Non è una supplica all’autorità, questa – esprimo piuttosto tutto il mio odio per il ministro Castelli, livoroso schiumatore, nazista in pectore, e gli auguro tutto il male. Sono cattivo? Cosa volete, è Natale…

(Questo blog sta forse assumendo forma troppo personale? Forse. Ma non cesso di avere consapevolezza della finzione. Ché io sono Alderano).

 


postato da alderano 19:54 commenti (20) 
 


lunedì, 06 dicembre 2004

 

Les Anarchistes vanno a Parigi. A concertare su un Vaisseau Fantome, un battello ebbro sulla Senna. A cantare le visioni d'altri tempi, e quelle di Léo Ferré - con timore e tremore.

Mi pare dunque un'ottima occasione per riportare alla memoria - e di portare alla vostra attenzione - uno dei libri che ho amato, e amo, di più: Le paysan de Paris, di Louis Aragon, una grandiosa, onirica, sensuale mitologia del moderno, "di cui la sera a letto - scriveva Benjamin - non riuscivo a leggere più di due o tre pagine, perché il batticuore si faceva tanto forte da costringermi a riporre il libro".

Les sens ont enfin établi leur hégémonie sur la terre. Que viendrait désormais faire ici la raison? Raison, raison, ô fantôme abstrait de la veille, déjà je t'avais chassé de mes rêves, me voici au point où ils vont se confondre avec les réalités d'apparence: il n'y a plus de place ici que pour moi. En vain la raison me dénonce la dictature de la sensualité. En vain elle me met en garde contre l'erreur, que voici reine. Entrez, Madame, ceci est mon corps, ceci est votre trône.

 


postato da alderano 20:27 commenti (19) 
 


mercoledì, 01 dicembre 2004

 

Ispirato da Razgul-Dissipazione, ri-tiro fuori dal cassetto un vecchio scritto etil-mistico...

 

Cantare è altro respiro, perché immagine del vuoto.

Canto, aderisco alla mia cavità, le sue pareti si fanno di cristallo, risuonano di una luce blu, una luce debordante come sempre è troppa la luce di un cielo straniero, e questa luce mi avvolge come la veste un tuareg, come il mare che mi sta davanti, e cantando e sacrificando dico sì a questa immensa ferita della terra, la mia carne si fa sfera di sette colori che prende a rotolare per un dirupo e scivola sulla riva, il vento si apre davanti agli occhi e mostra il suo ventre gravido d’acqua e sangue, è il suo urlo di gioia ad ogni sì che si alza come danza da ogni bocca, le orecchie inondate da suoni di vetro. E’ un sì che spezza le vene, iniettate di nitroglicerina ed esplose come deserti, è un sì che fa della gola un canale in mezzo all'oceano, è un sì che taglia le punte delle dita e le fa cave, gocciolanti. E’ un sì che trapassa il corpo, vittima offerta alla danza.

 


postato da alderano 16:13 commenti (12) 
 


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