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cirque de la solitude
“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil)
“L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)
QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara
venerdì, 30 maggio 2008
Pra não dizer que não falei das flores
(1968 - Geraldo Vandré)
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Somos todos iguais, braços dados ou não
Nas escolas, nas ruas, campos, construções
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Vem, vamos embora que esperar não é saber
Quem sabe faz a hora não espera acontecer
Pelos campos a fome em grandes plantações
Pelas ruas marchando indecisos cordões
Ainda fazem da flor seu mais forte refrão
E acreditam nas flores vencendo o canhão
Há soldados armados, amados ou não
Quase todos perdidos de armas na mão
Nos quartéis lhes ensinam antigas lições
De morrer pela pátria e viver sem razões
Na escolas, nas ruas, campos construções
Somos todos soldados armados ou não
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Somos todos iguais, braços dados ou não
Os amores na mente, as flores no chão
A certeza na frente, a história na mão
Caminhando e cantando e seguindo a canção
Aprendendo e ensinando uma nova lição
Vem, vamos embora que esperar não é saber
Quem sabe faz a hora não espera acontecer
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Siamo tutti uguali, che ci siamo dati la mano o no
Nelle scuole, nelle strade, campi, edifici
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere
Per i campi la fame in grandi piantagioni
Per le strade marciando indecisi cordoni
Ancora fanno dei fiori il loro più forte ritornello
E credono nei fiori vincendo il cannone
Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere
Ci sono soldati armati, amati o no
Quasi tutti persi con le armi in mano
Nelle caserme gli insegnano antiche lezioni
Di morire per la patria e vivere senza ragioni
Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere
Nelle scuole, nelle strade, campi e edifici
Siamo tutti soldati armati o no
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Siamo tutti uguali, dati la mano o no
Gli amori in mente, i fiori per terra
La certezza davanti, la storia in mano
Camminando e cantando e seguendo la canzone
Imparando e insegnando una nuova lezione
Vieni, andiamo via che aspettare non è sapere
Chi sa agisce e non attende l’accadere
Traduzione di Mauro Furlan
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21:51 commenti
martedì, 27 maggio 2008
A Torino
Ricevo da alcuni solidali torinesi. Stasera, davanti al CPT di corso Brunelleschi, un presidio.
Nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 maggio 2008, Hassan muore nel C.P.T. di Torino. Il detenuto aveva la polmonite e nonostante le richieste d'aiuto da parte dei suoi compagni, la Croce rossa non è intervenuta. Dalle testimonianze raccolte è emerso che la Croce rossa utilizza psicofarmaci per "curare" sintomatologie come il mal di testa. Anche in questo caso aveva somministrato ad Hassan psicofarmaci. Chi era nel suo stesso container, quando si è accorto che Hassan ansimava, ha chiesto aiuto ma il medico della Croce rossa ha risposto che non aveva tempo, che lo avrebbe visitato il suo collega l'indomani. Troppo tardi. Hassan è morto.
Inizia così lo sciopero della fame da parte dei detenuti nel C.P.T. di Torino.
Sono stanchi di subire un sistema che li tratta come fossero degli oggetti. Sono esseri umani e protestano per la loro dignità.
Si apprende inoltre, da testimonianze dirette, che un altro detenuto ha tentato la fuga ed è stato ripreso dalla polizia. Il trattamento è stato il solito: calci e botte. Ora ha il mento rotto, la schiena piena di lividi, entrambi i polsi rotti e non riesce a camminare. Pochi mesi prima aveva subito un intervento, quindi le sue condizioni di salute erano già cagionevoli. Portato in ospedale, le guardie dicono ai medici che è caduto da solo tentando di scappare. Poi viene riportato al C.P.T.
La notte tra il 25 maggio e il 26 maggio, i detenuti buttano fuori dai container i materassi, le coperte, le reti, tutto ciò che si trova all'interno delle loro celle. Per i giornalisti televisivi gli immigrati sono ospiti del centro, ma noi sappiamo che dietro la parola ospite si cela il perbenismo mediatico, che offusca le menti e culla il potere.
I detenuti continuano a rifiutare il cibo: sanno che all'interno delle vivande vengono somministrati psicofarmaci. Passano tutta la notte svegli urlando la loro rabbia. Qualcuno tenta un atto estremo snervato dalla condizione in cui si trova, tentando di impiccarsi. Ma i suoi compagni lo soccorrono evitando che il gesto abbia delle conseguenze.
Nella giornata del 26 maggio, il lunedì, lo sciopero della fame continua, il C.P.T. è divenuto il fulcro dell'interesse pubblico e politico. Giornalisti e politici sfilano il loro interesse. I detenuti rifiutano il pranzo. Intanto la polizia ha bloccato la consegna dei pacchi che arrivano dai familiari o dagli amici dei detenuti.
Dopo il dileguarsi degli obiettivi fotografici dei giornalisti e dei politici, le guardie del C.P.T utilizzano la linea dura. Prelevano i detenuti due per volta per interrogarli. Gli immigrati hanno paura di ripercussioni, hanno paura di essere picchiati e le loro paure sono fondate. Hanno paura di essere deportati in Libia dove vengono trattenuti per un periodo imprecisato in carcere, dove vengono picchiati, da testimonianze dirette apprendiamo che in una delle tante deportazioni in Libia, alcuni tunisini sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dai poliziotti libici, mentre scendevano dall'aereo: loro la "sicurezza" degli italiani la pagano con la propria pelle.
Durante gli interrogatori uno dei detenuti si è denudato e ha minacciato di tagliarsi il ventre, ma i suoi compagni lo hanno trattenuto. Un altro sviene a causa della fame, i compagni chiedono l'aiuto della Croce rossa per l'assistenza medica, ma i medici si rifiutano di entrare a soccorrerlo. Poi chiedono che il detenuto sia avvicinato al cancello, i suoi compagni lo portano fuori e la Croce rossa lo soccorre.
A sera, i detenuti rifiutano al cena e continuano lo sciopero chiedono la libertà e il rispetto della vita umana.
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12:03 commenti (16)
mercoledì, 21 maggio 2008
Benvenuti nell'incubo
Oggi l'Italia diventa ufficialmente uno Stato di polizia. Tra i cinquecentomila e un milione di persone che da oggi sono criminali, nel paese. E saranno le autorità amministrative a decidere chi deve esser preso e chi no. Tu sì, tu no. Nessun diritto più, per nessuno. E i cittadini fascisti-non-più-cripto ancor non si rendono conto che, imboccata la china, prima o poi tocca a tutti. Tanto per cominciare toccherà ai napoletani che protesteranno per i siti. Magari, chissà, quegli stessi che hanno dato fuoco al campo rom di Ponticelli. (Ho detto due battute brachilogiche agli amici di Peacereporter, oggi, ma sono davvero ammutolito).
- A proposito, lunedì scorso l'Unità ha pubblicato un mio pezzo dove racconto un'esperienza di para-schiavismo non così rara tra i clandestini, questi nuovi criminali: qui -
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23:53 commenti (13)
martedì, 20 maggio 2008
Radio
Oggi, alle 14,45, una chiacchierata in radio con David Fiesoli, su musica e scrittura. Ascoltando anche una selezioni di brani con la mia voce e brani che hanno segnato la mia carne (partendo, va da sé, dagli amati Stooges...). La si può ascoltare qui.
Poi, alle 18, presentazione di Lavorare Uccide alla libreria Castello di Prato. Ne approfitto per dare il calendario aggiornato delle presentazioni successive:
22 maggio (18,00): Viareggio, libreria Lungomare (org. comitato Matteo Valenti).
31 maggio (18,00): Roma, Csoa Acrobax
5 giugno (21,30): Milano, circolo Scighera.
7 giugno (17,30): Carrara, Germinal.
10 giugno (19,00): Roma, associazione culturale TiConZero (Centocelle, via delle ciliegie 42).
17 giugno (17,00): Napoli, Istituto di studi filosofici.
20 giugno (21,30): Porto Sant'Elpidio.
23 giugno (17,00): Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti, piazza De Ferrari.
25 giugno (21,30): La Spezia.
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23:20 commenti
sabato, 17 maggio 2008
Il vivo corpo del male
Su Nazione Indiana ho pubblicato una nota a margine dei due splendidi ibri di Percival Everett, Glifo e La cura dell'acqua. Qui.
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10:35 commenti
martedì, 13 maggio 2008
Il lavoro che uccide e il lavoro che serve
Il lavoro rende servi. E' il caso dei migranti, che in Italia verranno messi in servitù bella e buona. Non ho tempo di articolare un discorso compiuto (sarebbe troppo lungo), ma le misure proposte da Maroni sono incredibili - e soprattutto, serviranno a rendere ancor più servile il lavoro migrante e clandestino (questo articolo di Repubblica sintetizza efficacemente i termini più elementari della questione). Ci rivediamo fra cinque anni, dite? No - perché qui si tratta di vigilare, giorno per giorno. Chi vuole ripercorrere la storia dei CPT e del dibattito in materia, un ottimo dossier lo si trova qui, nel sito di Sergio Bontempelli di Africa Insieme di Pisa.
Nota di servizio: un primo elenco delle presentazioni di Lavorare Uccide (che, mi auguro, saranno ogni volta occasioni di "assemblea popolare", e non solo un monologo del sottoscritto):
14 maggio (17,30): Massa, palazzo Bourdillon.
15 maggio (21,30): Milano, Circolo dei Malfattori, via Torricelli.
18 maggio (20,00): Roma, Libreria Flexi
21 maggio (18,00): Prato, libreria al Castello, via Piave 12.
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18:28 commenti (2)
mercoledì, 07 maggio 2008
Mettere servi al lavoro per allevare servitù.
(Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola).
Non una parola sul resto. Solo su Mariastella Gelmini. La nuova ministra dell'istruzione. Quella che metterà mano alla scuola. L'avvocatessa (non sia mai che un ministro conosca la scuola dal di dentro) ha presentato nella scorsa legislatura una proposta di legge che, tra la varie cose geniali "per l'attuazione del merito", avrebbe voluto instaurare la chiamata nominativa dei docenti. Insomma dovrebbero essere i presidi adecidere chi insegna in una scuola, seconda l'avvocatessa. Ma l'avvocatessa, dico, ha idea di come funziona la scuola già adesso? Di quanto sia sempre più ingorgata di assurdità para-aziendali e burocratismi insulsi? Di quanto già adesso la rappresentazione (e autorappresentazione) manageriale dei presidi abbia fatto solo danni, non aumentando di una briciola l'unica cosa che davvero serve a scuola, cioé la qualità dell'insegnamento? Ecco, attuare quella proposta significherebbe rendere il corpo docente un branco servile, e far lavorare unicamente clientele - familistiche e/o politiche. Per quanto mi riguarda, poi, significherebbe non lavorare più, ché io con i presidi che mi sono ritrovato fino ad ora (un misto tra autoritarismo ottocentesco e volizioni postmoderne) non ho avuto esattamente buoni rapporti. E non ho intenzione di isservilirmi in futuro. Sapete com'è, dalle mie parti provinciali a volte basta il capello lungo per essere additati (dai colleghi, non dai ragazzi, ché con loro ci sono generalmente ottimi rapporti) a untore e corruttore. (Un preside mi disse pure, una volta - e io di lui sapevo solo il cognome: "su di lei so più cose di quante lei s'immagini". Lo chiamavano Mossad, insomma).
Ah, un'altra parola. Il ministro della Cultura. Sandro Bondi da Fivizzano. Se non avete mai letto le sue poesie, eccole. Ridete, e poi piangete.
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21:53 commenti (14)
domenica, 04 maggio 2008
Possibile?
Possibile che ci voglia sempre il morto? Possibile che i media, così pronti a far terrorismo su una serie di questioni, o a cancellare i fatti dal reale, non sentano la necessità di vedere che nelle strade lo squadrismo fascista imperversa? Possibile, sì. Sono solo ragazzate, in fondo. Ecco qui una lista aggiornata delle ragazzate fasciste. E non credo ci sia bisogno di essere comunisti o antagonisti per preoccuparsene, no? L'Italia (domanda retorica, ahimé) è ancora una Repubblica antifascista?
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