Sinistra? Che significa Sinistra?
Assemblea autoconvocata: Pensare alla Città da Cittadini. Una Politica di Sinistra per Massa. La sala del teatrino era piena, e questo era segno che quanto sta accadendo coinvolge fino in fondo coloro che si sentono "di sinistra". A prescindere da ciò che questa espressione voglia dire. Ma forse sta proprio qui il problema.
Io, per me, sono uscito deluso da quest'assemblea. Con la solita impressione che ho avuto troppe, troppe volte nel corso dei molti anni in cui ho fatto politica - in cui l'ho fatta, ad essere più precisi, nelle forme più tradizionali. Sono uscito con l'impressione di un nulla di fatto. Di un'impasse. Ho avuto l'impressione che si usasse un vocabolario vecchio, e che si fosse mossi troppo dalla voglia di un'appartenenza pur che sia. Ho avuto l'impressione che ci si rifugiasse sotto gli ombrelli conosciuti e rassicuranti quando un mondo sta crollando. Ho avuto l'impressione che, dato il bisogno di radicalità che dovrebbe essere il presupposto quasi scontato del nostro esser lì, non si capisse però che cosa stava dicendo chi affermava che forse quella parola - "sinistra" - era superflua nei manifesti di convocazione. Gente che non chiedeva certo di "annacquare" alcunché. Ma che se mai era a chiedere più radicalità. Qualcuno si chiederà in che senso si può essere più radicali facendo a meno della parola "sinistra". Voglio fare un passo indietro. A quattro, cinque anni fa.
La "sinistra" non è uno scudetto da mettersi sul petto. Se è vero che la sinistra è un prodotto politico della modernità che, come tutti i fenomeni storici, si identifica con le sue forme, con le sue modalità concrete, che nulla di diverso è da queste, allora non si tratta di definirsi, ma di innescare pratiche sociali in relazione alle quali, dopo e solo dopo, prender forma. Si tratta, come è stato detto, di avere un'Idea di città. Di un'Idea del con-vivere, di un'Idea della Città. Ciò di cui non è provvisto chi guarda al suo particolare, agli interessi singoli, quelli dei ceti, delle lobby, dei rentiers, delle caste.
Questa era l'Idea del Social Forum. Che si caratterizzava nettamente, da un punto di vista globale, proprio per questa capacità di essere radicale a partire dalle pratiche. Ma io vorrei chiedere a quelli che oggi convengono a queste nuove assemblee: dov'eravate quando, per almeno tre anni, abbiamo tentato di costruire un percorso condiviso in questo senso? Perchè non avete partecipato e dato forza a quella straordinaria opportunità che abbiamo avuto allora? Perchè l'avete lasciata morire? Perchè avete lasciato che, grazie all'assenza di partecipazione, quell'esperienza morisse in virtù dei troppi veti incrociati di forze politiche e associative come al solito tese a egemonizzare qualcosa che per natura recalcitra a ogni egemonizzazione?
Ma non voglio piangere sul passato. Guardiamo al presente. E allora torno a chiedermi: che cosa significa, davvero, insistere sul dirsi anzitutto di Sinistra? E' una domanda che faccio, che mi faccio. E a cui azzardo una risposta. Ché nell'introduzione - e a ciò sono rimasto basito - è stato detto subito chiaramente qual'è il punto: le primarie. L'appartenenza all'Unione. Spostare gli equilibri interni alla "casta". Ecco perchè la necessità di chiamare in causa fin da subito (già da sempre, direbbe qualcuno) la nozione di Sinistra. Chiamare in causa una forma vuota da riempire di pratiche solo successivamente. E non il contrario, come sarebbe stato necessario: ché così è nei movimenti più significativi che si danno oggi (noTav, noDalMolin,Scanzano, ecc). Una rimessa in gioco della partecipazione, della socialità, "dal basso" (e allora, io credo, non è stato giusto rinunciare a questo "basso" a favore della nozione generica, e ambigua, di "Cittadini", che riporta le cose su un piano di astrattezza, strappandole dal piano delle pratiche).
Ma allora, se è questo, a me il gioco non interessa. Non ho nulla a che spartire con la casta e con le sue regole. Partire così significa accettare il gioco da essa imposto, riconoscerne la legittimità. Io non ci sto. Qui si tratta di rovesciarla, la casta. Qui si tratta di essere altri da loro, mettere in atto delle pratiche politiche che, da fuori il Palazzo, e non da dentro, mutino radicalmente la situazione. Costruire uno spazio altro.
Qui, ripeto, sta crollando un mondo, e noi vorremmo continuare a baloccarci con l'appartenenza prima di tutto. Se un comico mediocre come Grillo ha questa popolarità è perchè intercetta dei sentimenti diffusi. E gli offre una griglia interpretativa semplice semplice: il Palazzo cattivo e la società civile buona. Ora, io al Palazzo cattivo ci credo abbastanza. E' alla società civile buona che non credo, e a una società civile tout court, non attraversata da conflitti, che in questa dicotomia vengono occultati. (La misura di rendere ineleggibile chiunque abbia subito una condanna - e non solo chi l'abbia subita per reati contro il patrimonio, come sarebbe giusto - è da intendersi proprio così). Resta però che Grillo smuove così tanto perchè offre una prospettiva, un orizzonte altro. Che costruisce uno spazio altro. Ma noi, con questo semplice richiamo alla Sinistra (ovvero: con la necessità delle primarie da subito invocata, ciò che svela la vera natura di questo richiamo), che cosa offriamo? Non ci rendiamo conto che restiamo intrappolati entro lo stesso paradigma, che è precisamente ciò di cui nel Paese ci si vuole sbarazzare? Non ci rendiamo conto che è dalle pratiche che occorre partire? Da quelle pratiche che faticosamente i social forum tentavano di mettere in atto?
Insomma. Se lo scopo primario di questa "assemblea" è quello di relazionarsi con la classe politica, accettandone le regole, restando dentro un recinto da politique politicienne - se si sceglie un percorso "politicista", istituzionale - allora la cosa non mi interessa, e credo che saranno molti quelli a disinteressarsi della cosa: e in primo luogo, proprio quei cittadini che stanno "là fuori", e che "là fuori"' resteranno. Tutto si risolverà, nella migliore delle ipotesi, nell'immissione di un nuovo personale politico nelle fila del vecchio, ma il discorso politico non ne verrà scalfito. Se invece quest'assemblea sceglierà il fuori, sceglierà di partire dal sociale, nel sociale, se sceglierà di costruire un altro spazio, cercando di ricostruire un discorso pubblico condiviso, mettendo in circolazione saperi e pratiche, e solo dopo, come conseguenza naturale, ne nascerà una capacità di scuotere la classe politica, questa classe politica fatta di politicanti ladri puttanieri e analfabeti - allora, e solo allora, quest'assemblea avrà un senso davvero nuovo, e non si limiterà a ripercorrere il già visto, il già sentito, e il già fallito.
postato da alderano
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