cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara


lunedì, 04 aprile 2005

 

Figura umana.

 

 

Due parole su Wojtyla, e una riflessione più generale.

 

In Wojtyla (‘il Papa che ha cambiato il mondo’: spiegatemi come, per favore), ciò che ha affascinato – che ha chiamato – è stata l’incarnazione di una domanda, più che il senso di una risposta. I giovani che oggi lo piangono sono stati e.mozionati non dal suo pensiero, ma dalla ‘posizione’ – ed esposizione - di una questione: ovvero la riproposizione, per dirla nella maniera più succinta possibile, del senso della vita – c’est à dir, la morte. Non è quello che ha detto, insomma, ciò che conta – e qui sta lo scacco irrecusabile e irrefutabile della sua azione. I giovani che lo piangono continuano a far sesso, a studiare per diventare ingranaggi del mercato, e così via: insomma continuano a essere, inevitabilmente, parte dello Spirito del Tempo – che non è il Tempo del polacco. Il conservatore ha avuto successo solo a metà, lo sappiamo – contro il collettivismo (al di là della favoletta che sia stato lui a far crollare il comunismo) e contro ogni fantasma marxista, come dimostra il compiuto annichilimento dei teologi della Liberazione. Ma nonostante questo scarto, quei giovani lo amano. E io credo che lo amino perché la sua figura – malgré soi – li ha richiamati a ciò che l’Impero occulta nella frenesia dello Spettacolo, evocando l’impossibile, il limite: il tragico.

 

I media ci dicono che tutti sono profondamente commossi per la morte del Papa. Ci chiamano a commuoverci tutti. A raccolta. Tre giorni di lutto nazionale, le partite sospese. Io non mi sono commosso. Anzi, ho intonato gli stornelli anticlericali: Vorrei che il Vaticano andesse in fiamme e il Papa ne bruciasse lemme lemme… Sono inumano, secondo i media, visto che non appartengo alla comunità commossa, e preferisco indulgere nel vecchio e consunto vizio plebeo dello sberleffo, e magari mi incazzo perché nessuno può dir male del Papa, c’è sulla sua figura un unanimismo plumbeo. Ma - a parte il fatto che Wojtyla era un vecchio che è arrivato con tutte le cure del caso a morire di morte naturale a ottantacinque anni (ben fortunato, io non credo proprio che arriverò a quell’età…) – lui per me non è altro che un ruolo, nonché un’icona mediatica. Una posizione nella grande mappa esistenziale dell’etica. E – come Krsna insegna ad Arjuna (ciò che cito di frequente) – non si può non combattere. Ma distinguo tra ruolo e persona. E’ questo ciò che ritengo importante. Oggi, tornando da Marsiglia con Les Anarchistes, abbiamo incontrato due giovani frati domenicani (di un ramo di quell’ordine che è tornato allo spirito mendicante, e vive in povertà, di questue) che facevano l’autostop in autogrill. Andavano a Roma, da Carcassonne. Gli abbiamo dato un passaggio. Erano due giovani cileni, molto semplici. Abbiamo parlato con grande tranquillità. Ho avuto modo di dir loro cosa penso di Wojtyla (e, tra l’altro, del suo affacciarsi al balcone con Pinochet). Ma li ho portati fino a Sestri Levante. Salutandoli così: dites que vous etes aidés par des anarchistes

 


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