Il 10 maggio uscirà il nuovo romanzo del mio amico di penna Franz Krauspenhaar, a.k.a. Markelo Uffenwanken. Io gioco d'anticipo, e pubblico la mail che gli ho mandato dopo la lettura del suo romanzo precedente, Le cose come stanno.
Per maggiore chiarezza: considero il libro di Franz uno dei libri migliori che mi sia accaduto di leggere nella narrativa italiana contemporanea. E aggiungo questo anche in relazione a ciò che Beppe Sebaste, oggi, risponde a Loredana Lipperini quanto alla definizione di letteratura.
Caro Franz,
ho letto Le cose come stanno. E sono rimasto con un'ottima sensazione addosso. Insomma, mi è piaciuto. Non posso darti un giudizio da critico, ché non lo sono, ma da lettore. Ti descrivo fenomenologicamente la mia esperienza di lettura. Le prime pagine le ho trovate faticose. Come un treno che parte, e poi s'incaglia bruscamente. L'incaglio, per me, era nelle parti più metaforiche, perfino barocche. Troppo accumulo, per i miei gusti. Peraltro, anche lì, uno squarcio splendido come quello del direttore del negozio sbirciato da Puch. Poi, da pagina quaranta, fino in fondo, il libro s'impenna, e scivola via. In particolare Fredy e Margarete danno la stura alla carica esplosiva ed implosa di Puch. Allora il lettore (io-in-quanto-lettore) assiste a bellissime, furiose cavalcate dal sapore bernhardiano. E alla costruzione di un delirio cosmico, il regno dell'impotenza e dell'indifferenza, il pensiero deposto e abbandonato, l'indiscernibilità di colpe e di valori. All'esistenza impossibile che si costruisce dio, e questo dio non può che essere un dio assassino. Pagine splendidamente blasfeme. Immensità criminale, gridava Bataille. Qui, questo grido diventa un sussurro impotente, ma dice lo stesso. Ecco, è questo che cerco nei libri. Un grido. E qui c'è.
postato da alderano
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