cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara


venerdì, 06 maggio 2005

 

Ratzinger e il corpo di Antigone.

 

 

Nell’ultima pagina del manifesto di oggi, Enzo Mazzi scrive un bell’articolo sulla dialettica insuperabile tra etica e potere. E, insieme, mostra come nel corpo della chiesa vi siano differenze che l’unanimismo mediatico in mortem wojtyla tende a occultare. Dalla questione generale, ne consegue che, sui referendum a venire sulla procreazione assistita, è palese come non stia scritto da nessuna parte che un cattolico sia tenuto a votare in quel certo modo (che è poi, furbescamente, il non voto).

Mazzi affronta la questione, decisiva, del rapporto tra potere e etica rappresentandola attraverso le figure di Creonte e Antigone. Una messa in figura estremamente fertile – che, ovviamente, Ratzinger/Creonte non può accettare, laddove egli non può far altro che tentare di imporre con forza il diritto (la forza del diritto, il diritto della forza) sopra il corpo fluido di Antigone.

Svolgendo ancora le coordinate proposte da Mazzi, io direi questo: che Antigone – l’etica, insomma - non è che l’indefinizione che oltrepassa ogni stabilimento del potere. Essa è il fuori-legge – ma un fuori che è definito, recintato, conchiuso, dal potere. Antigone è la forma fluens che il potere, come lo sguardo di Medusa, vuole fissare – la chora – la materia informe – su cui il potere si esercita. Esercitandosi, il potere produce verità (e qui Mazzi è molto chiaro, quasi – paradossalmente, per un prete – foucaultiano): verità che potrebbe essere raffigurata come i solchi prodotti dal potere sulla materia. (Ma la materia resiste. E reagisce).

Il potere produce verità – e la produce sul corpo di Antigone.

Questo conflitto tra potere/verità e corpo/amore (ma anche, per allargare la famiglia, tra Ragione e Violenza, nei termini hegeliani di E. Weil (e di Bataille), o di Sacro e Violenza, in quelli di Girard) è la sfuggente, dileguante, inafferrabile sostanza ontologica dell’animale umano: e forse, la differenza specifica del suo genere.

Qualsiasi discorso che non faccia i conti con questo conflitto – con questo irriducibile attrito – non può aver presa sul reale – e non può dirci nulla.

Enzo Mazzi, coraggiosamente, mostra come anche nella chiesa c’è chi è consapevole di questa dinamica. Che mette in discussione ciò che Ratzinger vuole perpetuare, ovvero la scrittura della verità sul corpo di Antigone. Che, non a caso, è una donna.

 


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