Guy Ernest Nietzsche
Rileggendo la seconda Inattuale, non si può fare a meno di tornare a essere innamorati di Nietzsche - della potenza profetica della sua parola. In quelle pagine risuona ogni volta un grido che spezza il tempo omogeneo e vuoto, erompe un respiro che salva dall'asfissia della storia ("la Storia è un incubo dal quale provo a svegliarmi" dice Stephen Dedalus a mr. Deary che gli professa il suo antisemitismo). Se l'uomo moderno soffre di una personalità debole, scrive Nietzsche, è perché " si fa continuamente organizzare dai suoi artisti storici la festa di una esposizione mondiale; si è trasformato in uno spettatore gaudente e errabondo, e è posto in uno stato al quale neppure grandi guerre e grandi rivoluzioni possono apportare un qualche mutamento. Ancora non si è conclusa la guerra e già viene tramutata in carta stampata in centomila esemplari, già viene presentata come nuovissimo stimolante per il palato ristucco degli avidi di storia".
Questo è amio giudizio un passo decisivo. Questo è un nesso imprescindibile per chi vuole rileggere Marx con Nietzsche. Qui, insomma, c'è già Debord. Impossibile non riportare allo Spettacolo della presente Società (ché il postmoderno sta già tutto quanto nel discorso debordiano) quel nietzscheano "eccesso di Storia" (quell'eccesso di senso) che proprompe dagli scaffali dell'eterno presente - un presente che è eterno proprio perché la Storia è divenuta talmente pervasiva da scomparire sotto il proprio peso, un presente eterno perchè eternamente schiacciato dal Senso della Storia. La perdita di prospettiva che oggi viviamo (e dunque la perdita dei "valori") non è dovuta altro che a questa "esposizione mondiale" organizzata dagli "artisti storici" richiamata da Nietzsche nella pagine della seconda Inattuale. Esposizione: tempo/storia/merce. La storia si fa feticcio (feticismo della merce - o Spettacolo), e non dice più niente ("qualche volta tu piangi come piangon le bestie"...): alla sua muta presenza non si può che soggiacere. Alla Storia che si è fatta Spettacolo, alla iperstimolazione che ne riceviamo istante dopo istante ("eccitazione", dice Nietzsche) non si può che rispondere con un infiacchimento etico, con una perdita di personalità, con una passivizzazione radicale: lo Spettacolo "è il sole che non tramonta mai sull'impero della passività moderna" scrive Debord, "esso ricopre tutta la superficie del mondo ed è immerso per l'eternità nella propria gloria". E poi: "l'alienazione dello spettatore (...) si esprime così: più contempla, meno vive".
postato da alderano
13:18 commenti (3)