Cantar maggio.
Pracchia è un grosso borgo delle montagne pistoiesi. Ai tempi del Granducato era sede di una dogana che segnava il confine con lo Stato Pontificio. Perciò, su quelle montagne pistoiesi, i preti non sono visti di buon occhio. Mio bisnonno è stato scomunicato dall'altare, mi diceva un ragazzo, Perché era socialista e s'era fatto cremare, hanno scomunicato lui e tutta la sua famiglia. Ieri a Pracchia si cantava il maggio. Si gira per le case e le aie del paese cantando l'avvento del maggio, augurando ogni bene per il raccolto e per l'amore, e chiedendo in cambio uova, formaggio, vino. E' una tradizione antichissima che si era perduta, e che negli ultimi anni è stata gioiosamente ripresa e rinnovata. Rinnovata, dico, perché tra un canto dell'Inserenata ("Semo venuti a fa' l'inserenata / padron di casa se contento siete / so che c'avete una figlia garbata / dentro le quattro mura la tenete / ma se per sorte si fosse addormentata / fatele un fischio che la scionnerete / diteli che l'è parso un de' suo' amori / la viene a salutar con canti e suoni / diteli che l'è parso un de' suo' amanti / la viene a salutar con suoni e canti") e Eccolo maggio ("Eccolo maggio piano piano piano / con l'acqua in grembo / e le mezzine in mano / è bene venga maggio e maggio gli'è venuto"), si infila un W Fernandez della Bandabardò, ma anche un Nostra patria è il mondo intero. Ché, guarda il caso, chi va a ricercare questo spirito antico dell'Appennino Libero (così recita il nome di una festosa congrega del luogo) non ha dubbi sul luogo "geo-psichico" dove collocarsi: il luogo della cooperazione e della moltitudine singolare contro ogni esclusione. Altro che il ritorno alle radici in chiave nazi-padana.
postato da alderano
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